Come meditare? Meditazione Concentrativa

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La consapevolezza è una qualità che deve essere mantenuta viva dalla fiamma della capacità concentrativa. E questa qualità si può sviluppare meditando. In questo articolo vediamo come.

Iniziamo col dire innanzitutto quali siano i benefici puramente psicologici della meditazione.

  • Riduzione dell’ansia
  • Stabilità emotiva
  • Aumento della creatività
  • Aumento del grado percepito di felicità
  • Sviluppo di intuizione
  • Pace mentale
  • Riduzione dell’importanza che si da ai problemi della vita

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Buddhismo e Rinascita

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Reincarnazione o Rinascita?

Per apprezzare appieno il concetto della trasmigrazione dopo la morte è essenziale innanzitutto comprendere quale sia la differenza tra reincarnazione o rinascita. La reincarnazione è la credenza che la trasmigrazione dell’anima di una persona avvenga in un altro corpo. Ciò che rinasce, in questo caso, è l’essenza o l’anima della persona. Continua a leggere

Il Buddhismo è una religione?

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Il Buddhismo è una religione. Si, lo è.

Religione, dal vocabolario Treccani, significa un complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità, oppure il complesso dei dogmi, dei precetti, dei riti che costituiscono un dato culto religioso.
Sacro significa tutto ciò che non è profano, e profano significa tutto ciò che riguarda il mondano, il terreno. Perciò il sacro non ha una definizione ben precisa.
Analizzando tutto ciò, dal mio punto di vista, il Buddhismo è una religione a tutti gli effetti.

Vi sono molte teorie sulla supposta religiosità o a-religiosità del Buddhismo, ma senza dover prendere una laurea in filosofia, filologia, o ancor meglio teologia, intendendo la questione come il comune sentire di ciò che religione è o non è, si: il Buddhismo è una religione.

No, un Buddhista non è legato ad alcuna entità generatrice della realtà, come siamo abituati a concepirla, ma ciò che lo contraddistingue da una scienza o da una filosofia è la sua promessa di salvezza, ottenuta attraverso la coltivazione della propria natura di Buddha (o natura risvegliata).

La Fisica non è una religione perché non promette alcuna salvezza dell’essere umano, sebbene sia particolarmente brava ed efficace nel descrivere la realtà delle cose, partendo dall’osservazione di come le cose sono.

La Filosofia non è una religione, ma piuttosto uno sviluppo di ragionamenti secondo una logica causa-effetto partendo da una base, generalmente, diversa da quella utilizzata in Fisica: ‘le cose come dovrebbero essere, dentro noi stessi’. (Mi rendo conto della erroneità di questa affermazione, ma è necessario rimanere su aspetti generali per ora)

Il Buddhismo parte dalla stessa base della Fisica ma offre dei metodi per raggiungere obiettivi di salvezza. Mentre nelle religioni monoteiste si è legati ad una divinità da dover compiacere per ottenere la salvezza, il Buddhismo, seppur privo di entità creatrici, lega la persona alla propria natura di Buddha, e la via, specialmente nel Vajrayana, è di riuscire ad arrivare a riconoscere questa stessa natura negli altri.

Mentre le filosofie occidentali si limitano alla descrizione dei fenomeni, Continua a leggere

7 Motivi Per Cui Non Farai Mai Nulla Di Straordinario Nella Tua Vita

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Si proprio così, mi hai sentito bene… sto parlando con te… ti sto sfidando.

Ti sto guardando negli occhi (OK beh, non proprio visto che probabilmente stai leggendo questo articolo, ma figurativamente, sto marchiando la tua faccia con un buco ciclopico) e ti sto dicendo che non hai nemmeno una possibilità.

Ti sto dicendo che se tu puoi leggere questo articolo, scorrere questa lista, e non reclamarla come tua, allora dovresti essere un tantino preoccupato.

In realtà dovresti essere molto preoccupato. Dovresti mollare tutto immediatamente e dubitare della tua stessa esistenza sulla Terra. Dovresti trovare uno specchio, guardarti negli occhi, alzare la mano, e darti una sberla in faccia.

Capito? Adesso ripeti finché non torni in te stesso e continua a leggere appena sei pronto.

  • Sto parlando di capacità di strada amico!

Non sto parlando delle capacità tipo studia duramente, divertiti con moderazione, laureati con lode.

Non sto neanche parlando delle capacità come la pigrizia, non andare a lezione, fuma un po’ di erba, bevi ed esci tutte le sere ma comunque laureati, che il tuo titolo di studio costato fior di quattrini ti fa credere di avere.

Sto parlando di uscire da quella porta, fare una qualche mossa, fare qualcosa di concreto! Un po’ di capacità tipo vattene da casa di mamma, licenziati, di ‘affanculo il mondo’ e  poi fa quello che devi.

Il tipo di capacità che sviluppi nel mondo reale, fuori dalla bolla protettiva dei tuoi genitori o l’indottrinamento ideologico che ha sopraffatto il nostro sistema educativo. Continua a leggere

Cosa è il Buddhismo

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Il Buddhismo nasce nel nord dell’India  intorno al 500 A.C. anche se recenti scoperte sembrano puntare al 600 A.C; Nonostante il Buddhismo abbia un forte radicamento geografico e storico, assumendo, come un diamante, il colore della superficie su cui esso viene riposto, esso punta a verità e percezioni della realtà che sono nella maniera più assoluta a-condizionati, e a-temporali. Dobbiamo capire che ognuno di noi  parte da una base, dalla sua storia e dalle sue condizioni personali, e che solo attraverso esse, l’uso di esse, o l’eventuale abbandono di esse, potremo raggiungere livelli di percezione più alti, più sottili, più soddisfacenti.

Provenendo da concetti come ‘verità unica, statica, ed assoluta’, che abbiamo assorbito nel corso degli anni, una delle prime cose che colpisce un curioso è come mai il Buddhismo sia suddiviso in tante piccole sotto-scuole e, cosa molto strana, nessuna di esse, tranne rare eccezioni, si professi l’unica vera scuola possibile. Questo perché, non a caso, si è utilizzato proprio il termine ‘scuola’; ad ogni malato la sua medicina, e ciò che può essere medicina per uno, può essere veleno per l’altro. Non si tratta di una ‘religione’ rivelata, nel senso che Siddharta (il Buddha storico) non è stato un tramite tra un’entità divina ed il resto dell’umanità. Egli ha capito la natura intrinsecamente insoddisfacente della vita e della realtà ed ha cercato una soluzione definitiva, condividendola poi con gli altri. Il Buddha quindi non è un Dio, non è un Creatore, è stata solo una persona che ha utilizzato la sua mente come laboratorio per arrivare ad un fine ultimo: la cessazione di ogni sofferenza.

Questo non vuol dire che è necessario ritirarsi dalla vita e che non si proveranno più dispiaceri. Questi sono inevitabili data la natura impermanente e fortemente condizionata della realtà. Vuol dire solo che  saremo gradualmente sempre più in grado di adottare punti di vista diversi, di vedere le cose ‘cosi come sono’ piuttosto che ‘cosi come le percepiamo’.  Quante volte infatti ci troviamo nelle condizioni di aiutare un amico e vedere in maniera molto più chiara la situazione di qunato lui non ne sia capace? cosa è che ci rende capaci? il nostro non coivolgimento (emotivo). In fondo non è la nostra ragazza che ci sta tradendo, o la nostra moglie che sta andando via. Non essendo coinvolti personalmente quindi vediamo la situazione da un punto di vista diverso. Ma ciò non ci lascia indifferenti ed insensibili, difatti è molto probabile che per il nostro amico proveremo un grande trasporto, una grande compassione e ci dispiacerà molto per ciò che sta passando. Il nostro obiettivo è capire che molto spesso siamo noi quel nostro ‘amico’. Attraverso lo strumento potentissimo della meditazione, se portato avanti con costanza, riusciremo a vedere un pò di più ‘le cose come sono’.

La mente, come dice l’insegnante principale di chi scrive, è come uno specchio. Sporcato dalle impressioni (in genere negative) che modificano le immagini che su di esso appaiono (le nostre percezioni) che saranno quindi per forza di cose distorte. Noi tutti, anche il peggiore dei criminali  o il più vile dei truffatori, possiamo pulirlo. Basta usare olio di gomito, costanza, introspezione, ed apertura verso il mondo. Lavorando con perseveranza arriveremo un giorno ad uno stato di libertà, leggerezza e positività completamente naturali. Sarà la liberazione, lo stato che precede l’illuminazione completa (che comprende l’onniscenza). E’ importante capire che siamo tutti in grado di raggiungere questo stato.

Una prima cosa che dovremmo cominciare ad abbandonare è il concetto di verità rivelata. Siamo abituati che un’entità superiore ci serva la Verità, ma qui noi cambiamo completamente la modalità di approccio. Tutto è un’indicazione, è il dito che punta la direzione da seguire e non la destinazione. Soprattutto ogni azione va valutata a seconda della sua motivazione e a parte alcuni precetti generali non vi sono generalmente regole rigide da seguire. Prendiamo ad esempio ‘non uccidere’. Nella maggior parte dei casi è una regola ineludibile da seguire per una coscienza pulita. Se invece avessimo potuto uccidere Hitler? A questo punto ci troveremmo davanti ad un bivio: quale sarebbe la vera motivazione? un odio verso Hitler o la volontà di evitare morti inutili? non verrà data una risposta a questa domanda, sta al praticante capire quale sia il vero principio di ‘giustizia’, di ‘bene superiore’. Ma vi sono due principi di base da cui, per essere buddhisti, non si può prescindere

  • Evita di danneggiare materialmente od emotivamente gli altri
  • Aiutali se possibile

Non si tratta di essere degli irriducibili buonisti, poiché questi due principi sono applicabili tanto agli altri quanto a noi stessi. Se qualcuno ci danneggia in qualsiasi modo possibile, e non lo fa per errore ma sistematicamente, allora è il caso di augurargli tanta felicità tanto lontano da noi. Per poterci donare agli altri, foss’anche nostro marito o nostra moglie, dobbiamo innanzitutto avere energie sufficienti per farlo. Se abbiamo accanto persone che ci lasciano esausti e tristi, allora è meglio cominciare a prendere le dovute distanze. Questo è il genere di rabbia più accettabile, la rabbia compassionevole, per sé stessi o per gli altri. La rabbia che protegge, non la rabbia di frustrazione o avversione.

All’inizio del cammino noi occidentali siamo fortunati. Ci troviamo come in un negozio e dobbiamo solo scegliere: Mahayana, Theravada o Vajrayana? queste sono le tre correnti principali che contengono a loro volta molte scuole all’interno, ognuna con metodi propri, con medicine diverse. Il consiglio è di provarle quante più possibili e poi solo dopo un’attenta analisi decidere quale può essere la nostra casa.

Infine, è molto importante capire che questa non è una ‘religione’ di fede. Non basta credere. E’ necessario praticare per ‘realizzare’ le cose che leggiamo o ci vengono dette. Dobbiamo diventare noi stessi portatori viventi di queste trasmissioni. Cosa vuol dire praticare? nient’altro che meditare. E se saremo costanti partiremo da 5 minuti ogni due settimane fino ad arrivare in poco tempo a una o più ore al giorno. Questo perché la meditazione è un dolce buonissimo di cui non ci si sazia mai. Mano a mano che scopriremo le potenzialità intrinseche della nostra mente non ne sapremo più fare a meno.

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